Freida McFadden e la formula del “solo un altro capitolo”: perché è così difficile smettere di leggerla
Avevo un problema con Freida McFadden. Ogni volta che aprivo uno dei suoi libri pensando di leggere qualche capitolo, finiva allo stesso modo: ancora uno, poi basta. Va bene, ancora questo. Okay, adesso chiudo davvero.
E improvvisamente erano passate ore.
Con Una di famiglia è successo qualcosa di ancora peggiore: per buona parte del romanzo ero convinta di stare facendo attenzione. Osservavo i personaggi, cercavo gli indizi, formulavo ipotesi. Insomma, pensavo di aver capito il gioco.
Non avevo capito assolutamente niente.
Ed è stato proprio lì che ho cominciato a chiedermi: che cosa rende i thriller di Freida McFadden così difficili da interrompere?
Perché non può essere soltanto questione di colpi di scena. Il thriller psicologico ne è pieno. Eppure, McFadden sembra aver trovato una formula particolarmente efficace per convincere il lettore che chiudere il libro proprio adesso sarebbe una pessima idea.
Chi è Freida McFadden?
Oggi Freida McFadden è uno dei nomi più riconoscibili del thriller psicologico contemporaneo.
È un medico e autrice di numerosi romanzi, vincitrice, tra gli altri riconoscimenti, dell’International Thriller Writers Award e del Goodreads Choice Award. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 45 lingue e, secondo il suo editore italiano Newton Compton, hanno superato complessivamente i 56 milioni di copie vendute nel mondo.
E sì: è davvero un medico. Sul proprio sito scherza persino sulla difficoltà di conciliare le due carriere, spiegando di aver progressivamente ridotto l’attività medica fino a lavorare uno o due giorni alla settimana per dedicarsi maggiormente alla scrittura.
La sua formazione emerge occasionalmente anche nei romanzi, soprattutto quando entrano in gioco ambienti o situazioni mediche, ma il fenomeno McFadden nasce soprattutto da un’altra capacità: sapere esattamente come tenere il lettore attaccato alla pagina.
Il segreto? In realtà McFadden ce lo dice
Una delle caratteristiche più evidenti dei suoi romanzi è il ritmo.
Capitoli brevi, scrittura immediata, informazioni distribuite poco alla volta e finali di capitolo piazzati esattamente nel momento in cui sarebbe molto più saggio spegnere la luce e andare a dormire. Ed eccoci fregati.
Perché un capitolo di quaranta pagine alle due di notte comunica chiaramente: vai a letto.
Uno di quattro o cinque pagine, invece, suggerisce: ma sì, cosa vuoi che sia?
Poi quelle poche pagine terminano con una rivelazione. A quel punto bisogna leggere il capitolo successivo. E così sono le tre del mattino. Non è mancanza di autocontrollo. È Freida. O almeno questa è la versione che preferisco raccontarmi.
Il lettore deve sempre dubitare
Un altro elemento fondamentale è il rapporto che McFadden costruisce tra lettore e personaggi. Entriamo rapidamente nelle loro vite, ascoltiamo i loro pensieri e inevitabilmente cominciamo a interpretare ciò che accade attraverso il loro punto di vista.
Il problema è che trovarsi nella testa di qualcuno non significa necessariamente conoscerlo. Ed è qui che comincia il gioco.
Chi sta mentendo? Chi nasconde qualcosa? Quello che sto leggendo è davvero ciò che sembra? Ho finalmente capito dove vuole andare a parare oppure mi sta facendo guardare esattamente nella direzione sbagliata?
Dopo qualche libro di Freida McFadden inizi inevitabilmente a sospettare di tutti.
Il marito? Sospetto. La vicina? Sospetta. L’amica gentilissima? Sospetta. La signora settantacinquenne che arriva con una torta appena sfornata? ASSOLUTAMENTE SOSPETTA.
La serie The Housemaid
Per molti lettori, il punto d’ingresso nell’universo McFadden è stato The Housemaid, pubblicato in Italia con il titolo Una di famiglia.
Ed è anche l’inizio della serie dedicata a Millie Calloway.
Secondo l’ordine cronologico indicato dalla stessa McFadden, la serie comprende The Housemaid, The Housemaid’s Secret, il racconto The Housemaid’s Wedding e The Housemaid Is Watching. L’autrice precisa che possono essere letti anche separatamente, ma seguire l’ordine evita possibili spoiler sui volumi precedenti.
In Italia i tre titoli principali sono:
- Una di famiglia
- Nella casa dei segreti
- Finchè morte non ci separi
- La donna della porta accanto
Ed è proprio questa serie ad aver portato Freida McFadden anche fuori dalle librerie.
Una di famiglia arriva al cinema
Nel 2025 The Housemaid è diventato un film diretto da Paul Feig, arrivato nelle sale italiane con il titolo Una di famiglia – The Housemaid all’inizio del 2026.
Nel ruolo di Millie troviamo Sydney Sweeney, mentre Amanda Seyfried interpreta Nina Winchester. Accanto a loro ci sono Brandon Sklenar, Michele Morrone ed Elizabeth Perkins.
La premessa rimane quella che ha fatto conoscere il romanzo a milioni di lettori: Millie cerca una possibilità per ricominciare e accetta di lavorare come domestica nella casa della ricca famiglia Winchester. Dietro l’apparente perfezione di quella casa, naturalmente, le cose sono molto meno semplici di quanto sembrino.
E mi fermerei decisamente qui. Perché raccontare altro a qualcuno che non conosce Una di famiglia sarebbe quasi un crimine contro il thriller.
Il film è arrivato successivamente anche sulle piattaforme streaming e attualmente compare su Prime Video; la disponibilità e le modalità di visione possono naturalmente cambiare nel tempo.
⭢ Una di famiglia – The Housemaid su Prime Video
Il passaggio dalla pagina allo schermo rappresenta anche bene la dimensione raggiunta dal fenomeno McFadden: quella che era nata come una storia di suspense domestica è diventata un franchise capace di raggiungere anche un pubblico che magari non aveva mai aperto uno dei suoi romanzi.
I libri di Freida McFadden pubblicati in Italia
La bibliografia originale dell’autrice è decisamente più ampia, ma il catalogo italiano continua ad allargarsi.
Al momento Newton Compton indica questi titoli pubblicati in Italia:
- Una di famiglia
- Nella casa dei segreti
- Finché morte non ci separi
- La donna della porta accanto
- Non mentire
- L’insegnante
- L’inquilina
- Cara Debbie
- The Dinner Party. Scegli la tua ultima portata!
Ed è proprio l’ultimo titolo a meritare un discorso a parte, perché questa volta McFadden ha deciso che tormentare semplicemente il lettore non fosse più sufficiente.
Ha pensato bene di renderlo direttamente responsabile delle proprie disgrazie.
The Dinner Party : questa volta il finale lo scegli tu
The Dinner Party. Scegli la tua ultima portata! non è costruito come un normale thriller.
È un librogame.
La premessa è semplicissima: Sloan è al verde, non riesce a pagare l’affitto e rischia lo sfratto. Un’amica le propone di lavorare come cameriera durante una cena organizzata in una villa isolata a Peyton’s Peak. La paga sarebbe sufficiente a coprirle due mesi d’affitto.
Sembra un’occasione perfetta. Il che, considerando chi ha scritto il libro, dovrebbe già preoccuparci parecchio. Ma questa volta McFadden fa qualcosa di diverso: la decisione spetta al lettore.
Andare alla cena oppure rimanere a casa? Dare un passaggio allo sconosciuto incontrato lungo la strada oppure lasciarlo lì? Girare a destra o a sinistra?
Le scelte modificano il percorso della storia e possono condurre a 22 epiloghi differenti. Newton Compton presenta infatti il libro proprio con l’idea che ogni decisione possa essere fatale.
Non è quindi una storia da leggere semplicemente dalla prima all’ultima pagina. Si segue il percorso indicato dalle proprie decisioni, si raggiunge uno dei finali e si può poi ricominciare, cambiare scelta e scoprire dove avrebbe condotto un’altra strada.
E conoscendo Freida, possiamo tranquillamente presumere che prendere la decisione apparentemente più sensata non garantisca assolutamente nulla.
È un’idea particolarmente divertente proprio perché porta alle estreme conseguenze il rapporto che l’autrice ha sempre avuto con chi legge.
Nei suoi thriller normalmente pensiamo: Io al posto suo non avrei mai fatto una cosa del genere.
Perfetto. Adesso tocca a noi. Vediamo quanto siamo bravi.
Ma è davvero tutto perfetto?
No. E forse è anche per questo che McFadden divide così tanto.
I suoi romanzi privilegiano fortemente il ritmo e l’intreccio. La prosa è accessibile, i capitoli brevi, le rivelazioni frequenti e le storie sono costruite per mantenere alta la curiosità.
Per chi cerca soprattutto una scrittura molto ricercata, un realismo rigoroso o una costruzione psicologica estremamente lenta e approfondita, alcuni meccanismi possono risultare eccessivi.
E dopo diversi libri è inevitabile cominciare anche a riconoscere alcuni trucchi del mestiere. Ma riconoscere il gioco non significa necessariamente smettere di divertirsi.
Personalmente, quando apro un thriller di McFadden, non cerco un romanzo che rivoluzioni la letteratura. Cerco quella sensazione molto precisa: devo sapere che cosa diavolo sta succedendo. E lei riesce a provocarla con una frequenza preoccupante.
Perché continuiamo a cascarci?
Forse perché Freida McFadden non cerca soltanto di raccontarci una storia. Gioca con noi.
Ci concede alcune informazioni, ce ne nasconde altre, ci permette di costruire una teoria e spesso aspetta pazientemente che diventiamo abbastanza sicuri di aver capito tutto prima di toglierci il terreno da sotto i piedi.
La parte peggiore? Dopo essere stati fregati, facciamo esattamente quello che vorrebbe qualsiasi autrice di thriller. Apriamo il libro successivo.
Dopo Una di famiglia avrei potuto riflettere sull’esperienza, prendermi una pausa, leggere qualcosa di completamente diverso. Naturalmente non l’ho fatto. Perché forse il vero talento di Freida McFadden non consiste soltanto nello scrivere un buon colpo di scena. Consiste nel convincerti che questa volta lo vedrai arrivare. E quindi ricominci.
Solo un altro libro. Solo un altro capitolo. Poi basta. Promesso.
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