Seconda Pelle – I ferita di Serena Barsottelli: una distopia in cui la società trasforma la violenza in norma e tutela
(In collaborazione con Delrai Edizioni) Oggi vi porto tra le pagine di Seconda Pelle – I Ferita, una distopia cruda e soffocante, un romanzo che utilizza un mondo estremo per riflettere su tematiche terribilmente attuali e profonde.
TRAMA
In un mondo in cui alle donne viene cucita sul volto una Seconda Pelle, Gregorio cresce imparando a non fare domande. Sua madre non ha una bocca. Le bambine non hanno un nome. Le ragazze vengono scelte, consegnate, cancellate. Ma quando il giorno della sua cerimonia arriva, Gregorio si trova davanti a una scelta impossibile: obbedire al mondo che lo ha cresciuto o guardare finalmente l’orrore che tutti fingono di non vedere.
RECENSIONE
Cosa accadrebbe se il controllo sul corpo femminile diventasse legge e la privazione della libertà venisse presentata come una forma di protezione?
Seconda Pelle – I ferita costruisce la propria distopia proprio attorno a questa contraddizione.
In una società in cui l’esistenza delle donne è sottoposta a regole rigidissime, viene imposto loro un dispositivo chiamato Seconda Pelle, applicato al volto e destinato ad accompagnarle fino alla morte. Ufficialmente nasce per proteggerle. Nella realtà, diventa uno strumento attraverso cui limitarne progressivamente libertà, identità e possibilità di autodeterminazione.
Gregorio cresce all’interno di questo mondo e, come tutti, impara inizialmente ad accettarne le regole come qualcosa di normale. Ma osservare ciò che accade alle donne che lo circondano comincia lentamente a incrinare le certezze con cui è stato educato.
La propaganda e il linguaggio dell’oppressione
Ed è proprio uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente: il romanzo non racconta soltanto un sistema oppressivo, ma il modo in cui quel sistema riesce a rendere normale la propria violenza.
La propaganda assume quindi un ruolo fondamentale. Il linguaggio istituzionale trasforma la privazione in tutela, il controllo in sicurezza e conseguenze devastanti in semplici questioni da catalogare e studiare. Particolarmente riuscita, da questo punto di vista, è la scelta di alternare la narrazione a documenti, protocolli e comunicazioni ufficiali, che permettono di osservare il regime attraverso le sue stesse parole.
Con il procedere della storia cambiano anche le prospettive attraverso cui questo mondo viene osservato. È una scelta che ho trovato interessante perché impedisce alla distopia di ridursi a una contrapposizione troppo semplice: il controllo non agisce soltanto attraverso chi lo esercita apertamente, ma anche attraverso la paura, l’abitudine, la sopravvivenza e l’interiorizzazione delle sue regole.
Negazione dell’identità e uno stile evocativo
Al centro rimane soprattutto l’identità. Il volto, la voce, il nome e il corpo diventano elementi attraverso cui il romanzo si interroga su ciò che resta di una persona quando le viene progressivamente sottratta la possibilità di definirsi da sola. Non a caso, persino il nome individuale viene negato alle donne, sostituito dalle sigle associate al dispositivo.
La scrittura accompagna questa idea con uno stile fortemente evocativo e simbolico. Pelle, sangue, silenzio, vento, foglie, colori e corpo ritornano continuamente assumendo significati diversi. In molti passaggi questa costruzione funziona molto bene e contribuisce all’atmosfera soffocante del racconto; in altri, personalmente, ho trovato metafore e immagini un po’ troppo insistite, come se il testo continuasse a sottolineare un concetto che aveva già raggiunto il lettore. È probabilmente l’aspetto che mi ha impedito di salire ulteriormente con la valutazione.
Ho apprezzato moltissimo che “Seconda Pelle” non cerchi di raccontare tutto in un unico volume. Fa parte infatti di un progetto narrativo composto da storie autoconclusive ambientate nello stesso universo. Questo primo racconto non ha bisogno di offrirci tutte le risposte: gli basta mostrarci la ferita. E lo fa ponendo una domanda fondamentale: quanto può diventare pericoloso un sistema quando riesce a convincere le persone che togliere libertà significhi proteggerle?
Perché leggerlo e a chi lo consiglio
Questo libro si distingue per la straordinaria forza concettuale con cui costruisce un’allegoria dell’oppressione di genere e del controllo sui corpi. La struttura narrativa, arricchita da documenti e protocolli ufficiali, rende il world-building incredibilmente verosimile e inquietante. È una lettura che sfida il lettore a decodificare i meccanismi della propaganda e dell’interiorizzazione della violenza, offrendo l’inizio di un universo narrativo ambizioso e profondamente riflessivo.
È la lettura ideale per gli amanti della distopia sociale e femminista, sulla scia di opere di critica alle derive autoritarie e al controllo del corpo. Lo apprezzerà in modo particolare chi cerca narrazioni dal forte valore simbolico, dense di riflessioni psicologiche e sociologiche, e chi ama le storie universali esplorate attraverso progetti corali e prospettive multiple.

SCHEDA LIBRO
- TITOLO: Seconda Pelle – I Ferita
- AUTRICE: Serena Barsottelli
- GENERE: Distopico
- N PAGINE: 200
- EDITORE: Delrai Edizioni
- FORMATO: Copertina flessibile / eBook
