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Salone Internazionale del Libro 2026: molto più di una fiera

Ci sono eventi che aspetti per mesi e che, una volta arrivati, sembrano passare in un soffio. Per me il Salone Internazionale del Libro di Torino è stato uno di questi.

Prima ancora di entrare nei padiglioni, c’era già quell’emozione difficile da spiegare a chi non ama i libri. La consapevolezza di stare per trascorrere una giornata circondata da storie, autori, editori e migliaia di persone accomunate dalla stessa passione.

Una volta superati i cancelli, la sensazione è stata quella di entrare in un piccolo universo parallelo.

Ovunque mi girassi vedevo libri. Pile di romanzi. Stand colorati. Persone con borse già piene dopo pochi minuti. Lettori che si fermavano a parlare delle loro ultime letture come se si conoscessero da sempre. Ed è forse proprio questo che rende il Salone qualcosa di diverso da una semplice fiera.

Perché non si tratta soltanto di acquistare libri. Si tratta di condividere una passione. Di sentirsi parte di una comunità. Di ritrovarsi in mezzo a migliaia di sconosciuti e avere comunque la sensazione di essere nel posto giusto.

Ogni padiglione raccontava una storia diversa. C’erano le grandi case editrici, con i loro stand impossibili da ignorare. C’erano le realtà indipendenti, capaci di conquistarti con entusiasmo e passione. C’erano autori intenti a firmare copie, lettori in fila per un autografo e persone che uscivano dagli incontri con gli occhi pieni di entusiasmo.

E poi c’erano le sorprese. Quelle che non puoi programmare. Quelle che non compaiono in nessuna mappa del Salone. Le chiacchiere nate per caso. Gli incontri. I sorrisi. Le persone. Perché, alla fine, è questo che mi porterò davvero a casa dal SalTo 2026. Non soltanto i libri acquistati. Ma tutto ciò che è accaduto tra un libro e l’altro.

Tra i momenti più belli di questa esperienza c’è stata senza dubbio la possibilità di incontrare alcune autrici che avevo già avuto modo di conoscere attraverso collaborazioni, recensioni e conversazioni nate nel tempo.

Spesso, nel mondo dei libri, i rapporti nascono a distanza. Si leggono romanzi, si scrivono recensioni, si scambiano messaggi o email, ma tutto rimane confinato dietro uno schermo. Al Salone, invece, quelle conversazioni hanno finalmente preso vita. Persone che fino a quel momento erano state una voce in un vocale, un messaggio sul telefono o una firma su una copertina sono diventate improvvisamente reali. Ed è stato impossibile non emozionarsi.

In particolare, è stato speciale poter finalmente abbracciare Morena Terenzi. Ci siamo conosciute grazie ai nostri libri, poi sono arrivate le recensioni, i messaggi, i vocali infiniti e le chiacchiere che, giorno dopo giorno, hanno trasformato una semplice conoscenza in una vera amicizia. Incontrarla al Salone del Libro non è sembrato un primo incontro. Al contrario, è stato come ritrovare una persona che faceva già parte della mia vita. E credo che questa sia una delle cose più belle che la lettura possa regalare: la capacità di creare legami autentici tra persone che, senza i libri, probabilmente non si sarebbero mai incontrate.

È stato altrettanto emozionante conoscere di persona Sylvie De Santis. La nostra conoscenza è nata grazie a una collaborazione, ma nel tempo si è trasformata in una bella amicizia costruita attraverso messaggi e passioni condivise. Anche in questo caso, passare dallo schermo alla realtà è stato naturale, come se ci conoscessimo da molto più tempo.

Sono stati momenti semplici, ma incredibilmente significativi. Momenti che durano pochi minuti, ma che riescono a lasciare un ricordo molto più grande del tempo che occupano. Perché mi hanno ricordato che dietro ogni libro non ci sono soltanto storie da leggere, ma anche persone da conoscere.

La lettura resta un gesto intimo e spesso solitario. Ma la passione per i libri riesce a costruire ponti invisibili tra persone che, probabilmente, non si sarebbero mai incontrate in nessun altro contesto. Ed è questa la magia che ho respirato durante tutta la giornata. Una magia fatta di parole, certo. Ma soprattutto di connessioni.


Naturalmente, un Salone del Libro non sarebbe tale senza qualche acquisto.

Tra una chiacchiera, un incontro e una passeggiata tra i padiglioni, sono tornata a casa anche con diverse nuove letture che non vedo l’ora di scoprire.

Il mio bottino

✨ My Pink Prince — Mia Blu

Romance MM – Independently Published

✨ Oltre il confine dei sogni — Sylvie De Santis

Thriller psicologico – Independently Published

✨ Il profumo del faro — Jennifer Bruson

Romance contemporaneo – Independently Published

✨ Il segreto delle stagioni — Chiara Lotti

Romantasy – Panda Edizioni 

✨ Il piccolo principe — Antoine de Saint-Exupéry

Classico intramontabile – Newton Compton Editori

✨ Rebeldes – L’amore brucia — Camy Blue

Romance thriller NA – Magazzini Salani 

✨ A Rivalry of Hearts — Tessonja Odette

Romantasy – Queen Edizioni

✨ The Ultimate Sin — Harper McKenzie

Romance contemporaneo – Triskell Edizioni

💝 I girasoli di Rebecca — Morena Terenzi

Autobiografico – Independently Published

Un regalo speciale ricevuto direttamente dall’autrice. 


Se dovessi riassumere il mio SalTo 2026 con una sola parola, probabilmente sceglierei “connessioni”. Perché i libri sono stati il punto di partenza. Ma le persone sono state il regalo più bello di questa esperienza.

Sono partita per Torino con la voglia di scoprire nuove storie, incontrare autori e tornare a casa con qualche libro in più. E tutto questo è successo. Ma ciò che porterò davvero con me sono gli sguardi, le conversazioni, gli abbracci e quei momenti che non possono essere acquistati in nessuno stand.

Il Salone del Libro mi ha ricordato che leggere non significa soltanto sfogliare pagine. Significa condividere emozioni, costruire legami e trovare persone che, pur avendo percorsi diversi dal nostro, parlano la stessa lingua fatta di storie, personaggi e sogni.

E forse è proprio questa la magia più grande del Salone. Non i libri che portiamo a casa. Ma le persone che incontriamo lungo il percorso. Perché alcune storie si leggono tra le pagine di un romanzo. Altre, invece, iniziano proprio quando quel romanzo viene chiuso.


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