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Cosa sono i retelling? Quando le storie che conosciamo tornano a vivere con occhi nuovi

Se frequentate il mondo dei libri, soprattutto negli ultimi anni, c’è una parola che avrete sicuramente incontrato almeno una volta: retelling. Compare nelle trame, nelle recensioni, nei video su BookTok e nei post di Bookstagram. Ormai sembra essere ovunque.

Ma cosa significa davvero? E perché questo genere continua a conquistare il cuore di così tanti lettori? Mettetevi comodi, oggi facciamo un viaggio tra le storie riscritte!


Partiamo dalle basi: che cos’è un retelling?

La parola inglese retelling significa letteralmente “raccontare di nuovo”. Nel mondo editoriale viene utilizzata per indicare una storia che prende ispirazione da un racconto già esistente e lo reinterpreta in una forma inedita.

Attenzione però: un retelling non è una semplice copia o un riassunto della storia originale.

L’autore parte da personaggi, temi o dinamiche che già conosciamo e costruisce qualcosa di completamente autonomo. Può cambiare l’epoca, l’ambientazione, il punto di vista o persino il finale. A volte il collegamento con l’opera originale è immediatamente riconoscibile (pensa ai tantissimi dark romance ispirati alle fiabe), altre volte è più sottile e si scopre solo poco alla volta.


Da dove arrivano le storie? Le fonti d’ispirazione

Le fonti da cui attingere sono praticamente infinite, ma possiamo dividerle in tre grandi filoni che oggi dominano le librerie:

  1. Le fiabe classiche: Quelle che abbiamo letto fin da bambini, come Cenerentola, La Bella e la Bestia, Biancaneve o Mulan.
  2. La mitologia: Soprattutto quella greca, che negli ultimi anni è tornata prepotentemente di moda grazie a numerosi romanzi dedicati ad Ade e Persefone, ad Achille e Patroclo o alle figure femminili dei miti antichi (come Circe o Medusa).
  3. I grandi classici della letteratura: Opere celebri, leggende popolari o persino personaggi storici realmente esistiti.

In pratica, qualsiasi storia forte può diventare il punto di partenza perfetto per una nuova narrazione.


Retelling, remake e adattamenti: facciamo chiarezza

Spesso questi termini vengono confusi o usati come sinonimi, ma nel mondo della narrazione esistono differenze importanti che è utile conoscere:

TermineCosa significa in concreto?
AdattamentoCerca generalmente di raccontare la stessa storia attraverso un mezzo diverso (es. un film tratto da un romanzo).
RemakeRipropone una storia già esistente cercando di mantenerne la struttura principale e la trama intatta.
RetellingSi prende totale libertà. L’obbiettivo è reinterpretarla, stravolgerla e darle una nuova identità.

Ecco perché due retelling ispirati alla stessa identica fiaba possono risultare due libri completamente diversi tra loro!


Il segreto del successo: perché ci affascinano tanto?

Credo che il fascino dei retelling nasca da un equilibrio molto particolare tra familiarità e sorpresa.

Da una parte troviamo qualcosa di confortevole, che già conosciamo. Sappiamo chi è Cenerentola, conosciamo la Bestia, abbiamo presente il regno dei morti di Ade. Dall’altra parte, però, non sappiamo come quella storia ci verrà raccontata. Ed è proprio qui che si accende la scintilla della curiosità.

Come sarebbe “La Bella e la Bestia” ambientata in un’accademia di danza oscura? E se il cattivo della storia fosse in realtà il protagonista? E se una fiaba diventasse un thriller psicologico o un romance contemporaneo? Il lettore entra in un territorio sicuro, ma sperimenta il brivido dell’ignoto.


Quando un retelling funziona (e quando invece fallisce)

Secondo me, un buon retelling non si limita a cambiare i nomi dei personaggi o l’epoca storica. Deve riuscire ad aggiungere qualcosa di nuovo: una nuova prospettiva, un tema profondo e moderno, o magari dare voce a un personaggio che nell’opera originale era rimasto ingiustamente sullo sfondo. Le reinterpretazioni più riuscite sono quelle che ci fanno esclamare: “Non avevo mai visto questa storia sotto questa luce!”.

Naturalmente, non tutti i retelling riescono allo stesso modo. I rischi principali sono due:

  • Legame troppo debole: Quando la storia originale è così sbiadita da risultare invisibile, facendo perdere il senso del retelling.
  • Mancanza di originalità: Quando l’autore si affida troppo al materiale di partenza, senza riuscire a costruire una propria identità narrativa, dando la noiosa sensazione di leggere qualcosa di già visto.

Le storie non finiscono mai davvero

Forse continuiamo a leggere retelling perché alcune storie non smettono mai di parlarci. Cambiano gli autori, cambiano le epoche e cambiano i lettori, eppure certi racconti continuano a tornare, assumendo ogni volta la forma del tempo in cui vengono riscritti.

Le fiabe, i miti e le leggende attraversano le generazioni perché parlano di emozioni universali: amore, paura, coraggio, perdita e crescita. I retelling ci permettono di riscoprire queste emozioni con occhi nuovi, mantenendo vivo un patrimonio narrativo immenso.

Ed è forse questo il loro fascino più grande: ricordarci che le storie più belle non finiscono mai dopo l’ultima pagina. Continuano semplicemente a essere raccontate in modi diversi.


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